Albert / Montdidier / Ayencourt

ayencourt. 3 maggio 2012.

Notte permeata da umidità a livelli insopportabili, sveglia alle 6.30. Il furgone dei croissant ha alla guida una vecchia dall’aria svogliata e indolente; fa manovra nel campeggio, attende dieci minuti a motore acceso che qualche avventore compri i suoi cornetti, poi se ne va senza aver incassato nulla.

Si riprende il viaggio mettendo (addosso) i jeans ad asciugare; lasciamo così Albert sotto una coltre di nubi e dopo aver temporeggiato all’interno di un bar davanti a un tè caldo e un cappuccino, tanto la pioggia è anche oggi lì fuori ad aspettarci, è noi che vuole, decidiamo di tornare ad affrontarla, tanto bagnato su bagnato non fa male.

La strada è molto simile a ieri, ampi saliscendi in campi verdi e gialli a perdita d’occhio, sporadici paesini, curve e rettilinei dosati con una mistura di fascino e sadismo.

Il saliscendi altimetrico incide su quello umorale, che ritempriamo con dolci fatti in casa in una leggendaria boulangerie in un paesino semi-disabitato, dove una vecchia toglie le erbacce dai caduti del quattordicidiciotto. Dopo cinque dolci e tre pain au chocolat, ripartiamo gonfi di zuccheri. L’illusione di una meta ci coglie più volte tra le alte piante gialle e il vento.

Quando finalmente arriviamo alla bella Montdidier, la città che diede i natali a Parmentier, si apre uno squarcio di sole sull’ultimo strappo malandrino che ci separa dalla piazza centrale.

La calunnia

Ufficio di turismo – la bionda inserviente dal piglio severo ci sconsiglia, quasi imponendocelo, il campeggio che avevamo notato sulla cartina, all’uscita di Montdidier: i bagni sono sporchi, “l’erba non è tagliata”. Rinforza poi il suo invito a non andare spiegandoci che in Francia si valuta la qualità dei campeggi assegnando delle stelle, e, pensate, quello non ne ha neanche una, e che nel loro paese è un fatto inammissibile. La fissiamo con i nostri bravi volti da troglodita. Pensa un po’, pure le stelle di qualità.

“Preferisco che vi fate dodici chilometri in più e dormite comodi”, ci dice nel suo francese sbrigativo e autoritario; tanto basta a convincerci a provarlo.

Ci fermiamo a fare provviste in un supermercato e a utilizzare la connessione internet di un McDonald, al costo di un caffè e di un cappuccino.

Ormai definitivamente convinti dai consigli della tizia dell’ufficio turistico, siamo incuriositi da questo campeggio da lei osteggiato: dopo un chilometro di deviazione nei campi fioriti, attraversiamo un vecchio passaggio a livello e ci arriviamo, qualche ora prima del tramonto, quando la luce tinge ogni cosa d’oro.

Immerso nel verde di Ayencourt, il campeggio ha tre stelle ed è assolutamente pulito: gestito da due anziane e grasse signore dai capelli corti, è popolato da oche che passeggiano libere. Più giù, lo stagno ricco di gracidii.

Tutto è immerso nel verde e nella pace, a parte qualche animale che forse è un vitello, e che si lamenta capriccioso, cui segue la risposta di anatre irridenti. Mettiamo a lavare i panni e ci concediamo una fastosa cena, la più ricca dall’inizio del viaggio, il cui menu così si dipana:

Tonno*

Filetti di sgombro*

Zuppa al pollo**

Melanzane al pomodoro*

Formaggini tipo-Tigre* (la Vache que rit, la Vacca che Ride)

Dolcetti assortiti

Succo d’arancia

una bottiglia di prestigioso vino rosso da € 2

*i prodotti contrassegnati con asterisco potrebbero essere in scatola e/o conservati;

** i prodotti contrassegnati con due asterischi potrebbero essere liofilizzati e/o contenere acqua di rubinetto della lavanderia del campeggio

Per digerire, inseguo le oche.

Dopo le minacce iniziali e qualche sibilo di avvertimento, le pennute si danno alla fuga.

L’avvenimento viene documentato in formato video.

Albert / Montdidier / Ayencourt

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