Paxos

paxos greece. 14 agosto 2019.

La mattina a Drepanos è fresca d’ombra e di eucalipti. Per una volta ci azzecchiamo con la posizione della tenda, scegliendo di imboscarla tra la vegetazione della spiaggia appena fuori dal cancelletto del campeggio, tanto che il sole non ci sveglia prima delle 10.30. Metà della giornata scorre via tra amache squattate, e vecchi scorbutici che scacciano Valentina solo per il gusto di farlo e non perché gli serve, bagni e lavaggio bici. Un bambino sui 4 anni scopre il tubo dell’acqua proprio nel momento in cui passo coi vestiti puliti per fare la doccia, e ne trae giovamento dall’innaffiarmi: all’inizio sorrido, che sarà mai qualche schizzo, poi ci prende gusto fino a fracicarmi ridendo. Il bello è che c’è il cancello del campeggio tra me e lui e non posso impedirglielo finché il padre non lo richiama infuriato.

Verso le 14 ci dirigiamo a Igoumenitsa all’imbarco per Paxos, in tempo per goderci la linea blu scorrere verso sud.

Arriviamo nel tardo pomeriggio: Paxos è meravigliosa, ma di certo non si conforma all’immaginario dell’isoletta greca sperduta e selvaggia; piuttosto una meta per velisti un po’ chic. L’isola è lunga a malapena 10km, con una sola strada da nord a sud, ma le pendenze sono ingenerose e mefitiche. Cerchiamo un posto dove dormire, ma l’unico camping dell’isola ha chiuso anni fa, e sotto ferragosto è tutto pieno, le uniche soluzioni rimaste libere sono residence di lusso a 380€ a notte. Riusciamo a trovare una doppia a Lakka in una pensioncina tranquilla, ma solo per due delle tre notti in cui saremo qui: quella di ferragosto, stasera, ci accampiamo in qualche spiaggia infrattandoci.

Paxos

La mattina a Drepanos è fresca d’ombra e di...