Roma / Livorno / Bastia

bastia. 20 luglio 2004.

Primo giorno: Roma / Livorno treno
Livorno / Bastia traghetto
Ci svegliamo l’un l’altro verso le 5, l’appuntamento è a stazione Trastevere verso le 6, in tempo per il treno diretto per Livorno delle 6:32… ed è a quell’ora che quattro spettri a pedali si aggirano in piazzale Flavio Biondo, controllando il carico e avviandosi al binario. Circa un quarto d’ora prima
del passaggio Francesco chiede a Gianluca: “Hai preso il biglietto del traghetto, vero?”
Cala il gelo.
Inutile è la sua corsa a casa mentre noi tre tentiamo di rallentare il capotreno, tutto ciò che riusciamo a vedere sono gli ultimi vagoni del nostro treno che si allontanano beffardi.
Sconforto.
Dietro i “Dai, Gianluca, non ti preoccupare, poteva succedere a chiunque” si celano in realtà propositi omicidi. Dopo aver chiesto consiglio all’addetto della biglietteria, un ex-metallaro capellone e occhialuto, si decide di prendere in alternativa un treno per Firenze con coincidenza per Livorno, in modo da poter prendere in tempo il traghetto per Bastia. Unico problema, il treno parte da Termini… copriamo il percorso Trastevere/Termini (carichi) in un tempo inferiore agli 11 minuti.

Arriviamo trafelati in stazione, prendiamo il convoglio al volo dopo una corsa sulle banchine della stazione facendo slalom tra i passanti.
Ma i problemi non sono finiti: a Firenze il treno per Livorno (che, come ci aveva detto la simpatica ferroviera incontrata sulla tratta Roma-Firenze, sarebbe dovuto partire in anticipo, quindi altra corsa tra i binari) parte con una mezz’ora buona di ritardo, ovvero quanto basta per vedere dal molo di Livorno il nostro traghetto allontanarsi allegramente, dopo una discesa allucinante per le vie verso il posto bruciando i semafori rossi.
Lo sconforto raggiunge livelli abissali, crolliamo al bar del terminal della Corsica Ferries: Gianluca, cerca di espiare i suoi sensi di colpa offrendoci delle birre.
Fortunatamente, due simpatiche signorine dietro lo sportello della Corsica Ferries si offrono di sostituire senza alcun sovrapprezzo il nostro biglietto con quello per la partenza successiva alle 18.
Gianluca, in un impeto di gioia, le ringrazia con espressioni del genere: “Siete bellissime, siete stupende!!”, mentre io sussurro a Francesco “Veramente, a me me parono du’ scatarri…”
Le cinque ore di attesa a Livorno sono lunghe e calde, e le occupiamo portando a registrare i raggi della ruota posteriore di Gianluca, piegate durante il trasporto in treno, da una esperta ed economica ciclista livornese (la “nonnina sprint”); l’attesa viene inoltre resa più piacevole dall’incontro di una collega solitaria, Giulia, 25enne padovana diretta anche lei in Corsica in bici: benché il suo tragitto sia più breve ed esclusivamente costiero, l’idea di una ragazza che intraprenda da sola un simile viaggio in bici ci riempie di spontanea ammirazione. Compiamo il viaggio in traghetto insieme, e scopriamo che i primi 20km di strada del giorno successivo sono comuni.
La traversata si svolge in serenità, piena di vento e salsedine nei capelli, di scie bianche nel mare dietro di noi e solitarie petroliere a largo. Dopo aver parcheggiato le bici nel maleodorante vano inferiore, diretti da tanti esagitati Caronti vestiti di giallo, saliamo sul ponte per sederci a poppa.
Arriviamo per le dieci, tra le scure acque francesi, e Bastia ci accoglie come farebbe una Nizza o una Montecarlo meno lussuosa, nel buio dei negozi già tutti chiusi e nella luce dei lampioni. Ci fermiamo in una paninoteca dove Gianluca intavola la prima conversazione con gli isolani, molto gentili e disponibili, ma anche molto cari… si decide di passare la prima notte su una spiaggia appena fuori dalla città, dopo una cena a base di pomodori pane e sale.
Sacchi a pelo sull’erba umida, e domani si comincia.

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