Siena / San Gimignano

san gimignano. 20 maggio 2013.

Il benessere

Il risveglio in ostello ci coglie riversi sui materassi, ancora indolenziti dalla prima tappa, mentre Siena si affaccia dalla finestra quieta e operosa. A colazione decidiamo la meta successiva, o meglio l’intenzione, l’abbozzo dell’imminente seconda tappa. Niente piani quinquennali, si valuta tappa per tappa. Oggi puntiamo verso il mare, in direzione San Gimignano / Volterra. “Abbondà, hai visto eh? Che era meglio, dormì in tenda oppure qua? Benessere, ci vuole!” Prima di lasciare Siena ci concediamo una passeggiata turistica. Io e Fabio visitiamo l’interno del Duomo, mentre un piccione benedice la cartina di Saverio, rimasto fuori a studiare la strada. Usciti dal luogo di culto, Fabio ha un evidente principio di conversione mistica:

“Regà, sapete che era tantissimo che non mettevo piede in una chiesa? E ora che ci penso, l’ultima volta che mi sono confessato è stato proprio in questa chiesa, nel 1995. Ma che ne dite se mi confesso di nuovo?”

“18 anni de peccati? Faje un greatest hits, che dovemo ripartì”

L’operazione di ricerca della porta della città più agevole per uscire senza fare salite inutili viene affrontata in due modi diversi da Saverio e Fabio: mentre il primo cerca di orientarsi con le sue mappe, il secondo si affida alla disponibilità delle forze dell’ordine. Disponibilità innegabile.

“A Fa’, che hai fatto amicizia coi vigili? Daje che famo tardi!”

Appena usciti dal centro abitato, una pioggia fitta e persistente accompagna una strada che si snoda in discesa nei campi. Continui saliscendi, umidore muschioso, strade lucide del riflesso delle nuvole. In questo scenario rurale e zuppo di temporali appena passati ci godiamo strade che si incaponiscono su curve e orizzonti persi tra le colline color verde maggio.

Dopo tutto, la Toscana è la terra di Boccaccio, nume tutelare e patrono abbondante e dozzinale. Triviale, gastronomico, naturalista e troll, con le sue assonanze decise di T e di R la poetica abbondante e dozzinale punta alla (ri)scoperta dell’aspetto terreno senza tralasciare il piacere di un prato fiorito. Purché non manchi un piatto di tagliatelle alla boscaiola dopo sì eterea visione.

Percorrendo tratti di Cassia, incrociamo in più di un punto la Via Francigena e ci fermiamo al Castello di Monteriggioni.

E magari tagliatelle non saranno, ma ci fermiamo a un chiosco/tavola calda a spizzicare salumi, formaggi e vino. Passa un rettilineo pianeggiante, poi nuovi, tortuosi saliscendi. A Colle Val d’Elsa, Saverio preme per un secondo pranzo, Fabio lo imita, io mi limito a una birra. In ogni caso, tutta salute, utilissima per i tornanti in salita appena successivi.

La salita per San Gimignano è lenta, ma costante. Niente di proibitivo, ma il suo tributo lo esige con determinazione. Alla fine la città delle cento torri è espugnata, e ci si gode lo spettacolo del borgo medievale, purtroppo da condividere con la folla dei turisti.

Ci facciamo largo eroicamente tra fiumi di olandesi e giapponesi armati di Canon, bici a mano, tra i vicoletti scoscesi e le antiche piazze colme di trattorie e artisti di strada. L’atmosfera è allegra e suggestiva, sono le cinque di pomeriggio, così per oggi decidiamo di optare per una tappa breve e concluderla tra queste mura: prima ancora di metterci alla ricerca di un alloggio, una dolce vecchina sotto un salice attira l’attenzione di Saverio. Lui ci si mette a parlare cordialmente per qualche minuto, per poi tornare da noi e dirci: “Regà, la signora ci ha offerto un alloggio a venti euro a testa per stanotte! È casa di un’amica sua qui in centro, ci fa pure la prima colazione, secondo me de mejo non trovamo… è andata?”

Sì, è andata.

Seguiamo l’affabile accalappiatrice nei vicoli scambiando parole di circostanza, fino all’arrivo in una vecchia villa elegante che affaccia sulla vallata sottostante. Lì è pronta ad accoglierci l’amica della signora, una vecchia arpia che, dopo averci mostrato stanza e bagno, si mostra sorpresa dell’ “equivoco”:

“Ma state soltanto per una notte?”

“Eh sì signora, domani dobbiamo ripartire, siamo in viaggio in bici”

“Eh ma a me non conviene per una notte sola a sessanta euro… Vabbè, per questa volta va bene, ma date almeno qualcosa per la gentilezza alla signora, qui!”

Il pagamento del pizzo si conclude con un piccolo obolo all’adescatrice.

Lasciamo le bici e ci concediamo una passeggiata a piedi, per ristabilire il giusto equilibrio tra osso sacro, schiena e cartilagini varie. San Gimignano è costruita secondo piani diagonali che seguono la sola logica di doversi bilanciare a vicenda, pietre color sabbia, tufo e mattone incastonate tra di loro, scalinate e torri, edera e mura merlate. Alla fine di una di queste scalinate abbiamo un’infernale visione: avvolto nella sua tunica color vino, un Dante declama i suoi versi accompagnato da una suonatrice d’arpa. L’accento toscano è grave e i gorgheggi approfonditi dall’acustica del luogo. Gli rubiamo un po’ di immagini, ché un po’ di folklore ci sta sempre bene, e ci facciamo il perimetro dei bastioni, giusto in tempo per vedere l’Orrore avvicinarsi, sotto forma di tempesta.

Il grigio del cielo si fa sempre più scuro, io e Saverio contempliamo la furia degli elementi che copre la valle di squarci di luce e ombra, Fabio resta impassibile al telefono con sua madre. La nostra passeggiata continua con un massiccio aperitivo in cui vengono consumati copiosi sacrifici suini e un paio di bottiglie di vino, insieme a chiacchiere sul futuro.

“A dozzinà, ma senti, pure te ormai c’hai un’età, non credi sia ora de fà un fijo?”

“Eh?”

“Eh sì, c’hai quasi trentun’anni, a ‘na certa uno se sistema e je tocca fà delivery”

“Eh?”

“E poi non te sei stufato de viaggià così, a fà ‘ste fricchettonate… guarda che me perdi punti Hanieh come Fabio!”

“Eh?”

“Hanieh è mia ragazza, e se fai cose troppo rustiche perdi punti con lei… a Fabio è già capitato! Ma stasera magnamo bene, qui ci vuole Benessere!”

I discorsi del terzetto vengono sospesi per la ricerca di una buona trattoria in nome del Benessere. Una volta che la scelta (e la disponibilità) cade sul Trovatore, riprendono con toni ben più camerateschi, e volano indicibili reminiscenze liceali condivise da Fabio e Saverio, che sacrifica all’altare del Benessere una fiorentina da mezzo chilo.

Contemplo ammirato.

Il ritorno alla nostra tana notturna si svolge nel più infantile e gaudente sollazzo, grazie al telecomando universale di Saverio: opportunamente camuffato da iPhone, può infatti spegnere e accendere qualsiasi schermo televisivo a distanza. Grasse & silenziose risate in trattoria e fuori da un pub che trasmetteva una partita, di fronte agli sguardi interdetti dei camerieri che vedono spegnersi il televisore senza motivi apparenti.

Contemplo ammirato.

La notte dall’Adescatrice scorre tranquilla.

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