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La grande traversata degli Aurunci, da Vallecorsa a Gaeta

Partenza
Castro - Pofi stazione FS
Arrivo
Formia - Gaeta stazione FS
File gpx
Chilometraggio
75 Km
Dislivello in ascesa
1070 Mt
Tipologia di percorso
Paesaggio
Regione
Fondo stradale
Cialtroni
Le mie bici

Un classico giro invernale, da fare in una di quelle mattinate terse e fredde in cui la rugiada ancora si addensa nelle vallate dei Monti Aurunci, che amano trattenere il gelo notturno e l’umidore nell’ombra che nasce al riparo dai tiepidi venti estivi.
Invernale perché non si raggiungono mai quote elevate, perché la vicinanza del mare contribuisce a mitigare la temperatura, perché l’aria fredda di dicembre è riscaldata dal sole del Regno di Napoli e ciononostante possiamo godere di buoni saliscendi allenanti senza rischiare gelate o nevi (a meno che non sia proprio questo il disagio che stiamo cercando!).

Come tutte le grandi Traversate, questa direttrice taglia la catena costiera degli Aurunci svalicandola attraverso valli e selle, a unire le campagne ciociare alle sponde tirreniche con un tratto incerto e tortuoso: una linea di storia e memoria che si colora del sangue dei civili dell’ultima guerra. Siamo infatti nei luoghi di uno dei più tremendi e immotivati eccidi di fine Seconda Guerra Mondiale, quello in cui il generale Alphonse Juin avrebbe concesso alle sue truppe ausiliarie di Goumier 50 ore di “libertà” come premio per lo sfondamento della Linea Gustav: in questo lasso di tempo si verificarono stupri di gruppo e saccheggi nei borghi aurunci, divenuti poi tristemente celebri col nome di Marocchinate. Tra i più colpiti vi furono Esperia, Ausonia e Vallecorsa, quest’ultimo paese della celebre Ciociara di Moravia, magistralmente impersonata da Sophia Loren nell’omonimo film di De Sica.

Ma passiamo al percorso: una serie di strade a traffico bassissimo, di solo asfalto, che rendono questi 75 km un itinerario perfetto tanto per il ciclista da strada in cerca di allenamenti piacevoli, quanto per il cicloturista in cerca di bei paesaggi, borghi autentici e cibo appagante. Il suo percorso altimetrico è vivace, e mischia saliscendi piuttosto lunghi, o meglio tre micro-valichi che insieme accumulano poco più di mille metri complessivi di dislivello: una cifra non alta, ma che nasconde pendenze talvolta insidiose (non è un caso se il leggendario Marco Pantani si allenasse anche da queste parti quando veniva con la squadra dalle parti di Terracina).

Partiamo dalla stazione ferroviaria di Castro – Pofi per iniziare subito una salita dapprima delicata, che si increspa gradualmente tra gli ulivi in direzione di Vallecorsa. Questa sorta di ramo di iperbole si insinua tra le forme severe e quasi geometriche degli Aurunci, gli stempiati custodi della rocca di Gaeta. Qua e là pini resistenti al vento sferzante interrompono le pareti dei monti, altrimenti nude e spoglie, mentre giù nelle valli i pascoli si alternano alla boscaglia. Vallecorsa è un paesino che si annida in una strettoia tra due alture, e domina una distesa ombrosa dove regna il silenzio. Continuiamo ancora a salire in maniera graduale sui 600 metri sul livello del mare su una meravigliosa strada a mezza costa con panorama costante: girato l’angolo del Monte Chiavino ci si apre una nuova, ampia finestra sui monti dell’entroterra costiero, in una gustosa discesa fino a Lenola, nel cui borgo vecchio le discese diventano ripidissime. Dopo l’uscita dal paese, però, si riprende col secondo strappo.

La seconda salita è più breve ma più agguerrita della prima, e ostenta pendenze anche superiori al 12%: ci ritroviamo in una solitudine di uliveti e manufatti di pietra abbandonati, frazioni immote dove anziani passeggiano in mezzo alla strada e carreggiate strettissime ma inutilizzate. Lo sforzo termina con il valico delle Crocette, che porta ancora con sé un pannello informativo su uno dei luoghi in cui amava allenarsi il Pirata Marco Pantani: il campione dell’Alpe d’Huez e del Mortirolo testava le sue abilità di scalatore sui tornanti che da Fondi portano a questo crocicchio sperso tra i pascoli e i pini. Ancora una discesa, e ancora una salita, l’ultima.

Il terzo tributo al dislivello lo paghiamo in comode rate tornanti, stavolta più ombrosi e più “appenninici” nonostante l’approssimarsi del mare: curvoni più ampi, vegetazione più fitta, cinque chilometri scarsi e siamo in località San Nicola, nella Piana di Campello, un’altra meta di allenamento dei ciclisti locali. Da qui a Itri ci attende una piacevole discesa fatta di curve divertenti e mai troppo impegnative, che lasciano il tempo di godersi il paesaggio e la mole del suo castello che si fa sempre più vicina fino ad adombrare l’orizzonte. Giunti all’incrocio con l’Appia, abbiamo due scelte: noi presi dalla fame abbiamo proseguito per Gaeta per la via breve, per il consueto appuntamento con la tiella al Porto, ma chi volesse allungare e godersi altri km e panorami marini può mescolare questa traccia con quanto fatto fin qui.


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